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Lifestyle 16/02/2026 20:09

Comunicazione e potere: il team Meloni sceglie il blu e il numero 2027. E' in uscita nuovo libro di Stefano Bergonzini

ROMA- Le campagne elettorali non iniziano più con i comizi in piazza. Oggi tutto parte da uno schermo: un post, una card grafica, un video breve condiviso migliaia di volte. La politica contemporanea si muove prima sui social e solo dopo nelle sedi istituzionali.

È in questo scenario che prende forma la strategia digitale attorno a Giorgia Meloni e al mondo che la circonda. Mentre il 2027 è ancora lontano, alcune dinamiche comunicative sembrano già anticipare i prossimi equilibri.

L’arcipelago delle pagine fan

Accanto ai canali ufficiali del partito Fratelli d’Italia, cresce un ecosistema di pagine non ufficiali: account che godono di maggiore libertà narrativa e adottano toni più diretti, spesso più aggressivi.

Questi profili funzionano come isole di un arcipelago digitale: autonomi in apparenza, ma accomunati da estetica, linguaggio e obiettivi comunicativi. Il colore dominante è il blu, la grafica ricorda quella istituzionale e la narrazione segue schemi semplici e immediati: leader a colori, opposizione in bianco e nero, messaggi netti e facilmente condivisibili.

È una comunicazione progettata per il feed: veloce, emotiva, polarizzante.

Quando il rebranding diventa strategia

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’evoluzione nel tempo di alcune pagine fan. Cambiare nome, tono e posizionamento non è solo un dettaglio tecnico: è una strategia di adattamento continuo all’umore della rete.

La crescita dei follower e la frequenza dei contenuti suggeriscono una struttura organizzativa più solida del semplice entusiasmo spontaneo. Ufficialmente non esistono legami diretti con il partito, ma la coerenza stilistica alimenta inevitabilmente il dibattito sul ruolo di questi account nell’ecosistema politico digitale.

I network ufficiali e la produzione dei contenuti

Diverso invece il discorso per i Social network ufficiali. Gioventù nazionale e Azione studentesca sui Social sono in prima linea: aggregano i quadri dirigenti futuri, i militanti disposti al volantinaggio e alla mobilitazione rapida. Poi ci sono i think tank come Nazione futura, guidata dal collaboratore de Il Giornale Francesco Giubilei, che fanno da ponte con il conservatorismo nazionale  e, soprattutto con il movimento Maga americano.

Le numerose partecipazioni dello stesso Giubilei e di altri esponenti di FDI alla Conservative political action conference e i legami con la Heritage foundation (noto think thank Repubblicano), dimostrano che c’è un interscambio sulle migliori strategie comunicative. I follower in questo caso sono l’élite intellettuale del partito. La funzione primaria non è fare numeri, ma fornire i contenuti che le varie pagine (soprattutto quelle non ufficiali) semplificano poi in card e meme.

I “generali” della comunicazione di Giorgia

E poi ci sono i generali della comunicazione Social. Se FDI oggi è il partito che meglio sfrutta i social media gran parte del merito va alla stessa leader, che ha scelto Tommaso Longobardi (ex agenzia Casaleggio e Associati) come responsabile della comunicazione digitale. Accanto a lui, Marina Improta che segue i Social di Atreju, mentre Alberto di Benedetto, Social media manager del partito gestisce gli account ufficiali Facebook, Telegram, Instagram e le pagine TikTok #sietedeipovericomunisti o #povericomunisti. Questa strategia mostra quanto rompere gli schemi e superare la comunicazione istituzionale possa pagare, catturando l’attenzione e costruendo consenso anche fuori dai canali ufficiali.

Social media e consenso: un nuovo equilibrio di potere

La vera novità non è la presenza dei politici online, ma la stratificazione dei livelli comunicativi. La leadership parla attraverso canali ufficiali, ma il consenso viene amplificato da comunità parallele che interpretano, rilanciano e radicalizzano il messaggio.

In questa dinamica, il confine tra comunicazione politica e cultura digitale si fa sempre più sottile: il consenso si costruisce con i meme tanto quanto con i programmi.

Uno sguardo oltre: il nuovo libro di Stefano Bergonzini

Le trasformazioni in atto di comunicazione e potere sono al centro del nuovo libro di Stefano Bergonzini, in uscita in primavera per Pendragon.

Dopo il successo de Il Galateo Social, l’autore analizza come il linguaggio digitale stia ridefinendo influenza e leadership: chi sa raccontarsi meglio — piacere, sedurre, talvolta tradire — conquista attenzione e, spesso, consenso, come fanno Trump, Meloni, Renzi, Jo Bastianich, Ferragni e Laura Sánchez Bezos.

Alessandra Selmi

Alessandra Selmi

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